• By Jianlucah
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Casa di Accoglienza S. Caterina Labourè

La sofferenza che viene dalla malattia è sempre dolorosa. Ma si acuisce ulteriormente quando è vissuta lontano dal proprio domicilio, dalle abitudini e dai propri affetti. Ecco che la Casa non diviene solo più quelle quattro mura in cui ci si rifugia per riposarsi dalle fatiche quotidiane, ma più che il “dove siamo” diventa il “come siamo”. Con il chiaro intento di dare calore e accoglienza a quanti vivono il disagio e le ansie di una malattia lontano dal luogo di residenza, opera questa foresteria di 12 stanze dislocate su due piani.
Ciascun piano è dotato di spazi comuni: una cucina e un soggiorno/sala tv. Ogni stanza è fornita di almeno due posti letto, un armadio a 4 ante, un frigorifero, i servizi igienici e un termoventilatore con aria calda e fredda. Alla pulizia dei locali è preposta un’ausiliaria, regolarmente assunta dall’Associazione a tal fine.
Entrando nella Casa si avverte un grande bisogno di parlare, di raccontarsi, di svuotare le tasche colme di lacrime, di condividere, che sia una cena, un divano, un caffè, un programma in tv… tutti momenti che fanno sentire “a casa”!
L’accesso alla Casa è gestito da 2 volontari che operano presso il Centro Ascolto in orario mattutino (09:30 – 12:30) e pomeridiano (16:00 – 18:00) ed è subordinato per i fruitori:
– alla compilazione di una scheda anagrafica;
– alla sottoscrizione di un regolamento (che ripercorre grosso modo le regole della civile convivenza);
– alla consegna di un modulo redatto dal reparto in cui è ricoverato il paziente, che attesti di fatto la ragione dell’ospitalità nella Casa.
Le informazioni sulla Casa, oltre che recandosi di persona al Centro Ascolto, sono reperibili telefonicamente al numero fisso del Centro stesso, a un numero mobile dedicato, attraverso il sito dell’Associazione e tramite un depliant specifico.
La Casa – che solo nel 2016 ha accolto 157 ospiti – è gestita dalle Suore Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli (compagnia di vita apostolica cui apparteneva S. Caterina Labourè), sia per quanto attiene agli accessi, che per i necessari lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria.

Siamo state 23 giorni in questa casetta, per stare accanto al mio fratellino R., che ha vissuto per 19 giorni in rianimazione. Le persone che abbiamo incontrato in ospedale e in questa casetta ci hanno aiutato a vivere con più serenità il periodo in ospedale. Ci siamo sentiti accolti, pensati, accompagnati, con tanta professionalità, umanità e fede. Questa cosa ci ha permesso di stare sempre vicino a R. e allo stesso tempo di poterci riposare un po’ dopo le intense giornate. Porterò nel mio cuore e nelle mie preghiere ogni persona incontrata in questo cammino. Ricordo con affetto il signor Ignazio, sempre gentile e accogliente; sua moglie Gianna, tanto dolce; suor Lucia, tanto affettuosa e grintosa, che ci rassicurava sulle condizioni di mio fratello. E infine, Don Gianni… il suo essere accanto agli ammalati, a R., con il sorriso, l’amore, l’ascolto. Rita